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Diario

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( il diario

www.teatrinoclandestino.org )

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11/09/2009 00:31:08

no-signal

Questa sera ritorno a scrivere dopo un periodo di assenza dovuto a molte cose, principalmente la mole di lavoro che più ci si avvicina più diventa considerevole.

I pensieri che si sono accumulati sono molti ed è difficile farne un sunto. Non ci proverò nemmeno, lascerò che le dita battano sui tasti producendo parole, flussi, insiemi di parole grumi di parole. E poi alcune certezze, per noi e per chi legge ed anche alcune rivelazioni impensabili.

Cominciamo con la prima che sicuramente vale di per se un buon divertimento. La sinossi di no-signal.

Sinossi no-signal

Quattro ragazzi, Ka, Muto, Cherubino e Fiamma, entrano in un luogo abbandonato, abitato solo da un televisore acceso e qui cercano di dare vita e materia al loro immaginario. Infatti sul grande muro della stanza, tutti assieme si mettono al lavoro per creare una grande immagine, dapprima apparentemente astratta, ma che si scopre poi esser il progetto della loro casa, concepita secondo la loro visione del mondo. Parallelamente si dipana in forma di film evocato e mai visibile, il racconto di Sara; una giovane ragazza che per ribellarsi ad un mondo che non sa più tener conto del suo, decide di fare un atto estremo, quello di entrare in un reality show e una volta in trasmissione prendere in ostaggio i partecipanti nel tentativo di mostrare, attraverso la creazione di una immagine in diretta televisiva, che esistono anche altre immagini.

Le due storie, quella visibile sulla scena, dei quattro ragazzi e quella narrata di Sara, nel corso del tempo troverano punti di conessione sempre più stretti. Sara, Fiamma, Ka, Giovanni,Elsa, Cherubino e tutti i personaggi, a loro insaputa si sovrappongono e vivono le stesse vite, fino al punto estremo che li vedrà in tutt’ e due i racconti protagonisti del medesimo finale tragico.

A far da controcanto e da legante a queste due storie è la figura del Barbone, che con le sue canzoni vaticinanti e folli ci ricorda che:

“è un guerra di immagini quella in cui viviamo,

una guerra di immaginari quella in cui lottiamo”

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