no-signal
è da un po’ di tempo che frequento quest’immagine e oggi, al sì, tra linee, forme, prospettiva e astrazione, mi è tornata in mente:
mi guardo intorno mentre giro in bici o sto all’aperto e ovunque mi circondano scatole di tanti tipi diversi. alcune mi sorpassano altre le sorpasso io, altre sono immobili molto più ampie di quelle che sfrecciano su ruote. ovunque si elevano scatole più o meno mastodontiche che contengono altre scatole più piccole, a loro volta composte da scatole che ne contengono altre, fino ad arrivare ad una grandezza tale per cui, fra le scatole più piccole, disposte all’interno del perimetro di un numero variabile di scatole comunicanti tra loro, si possano aggirare uno o più corpi morbidi privi spigoli retti: tutto ciò che resta di naturale in queste carceri labirintiche che celebriamo con il sacro cemento. anche gli alberi e le loro fonde per potersi manifestare qui e là devono prima essere stati vidimati in forma virtuale all’interno di progetto d’arredo urbano.
e i nostri corpi morbidi e privi di ortogonalità apprezzabili alla vista o al tatto, sono inevitabilmente ricoperti, camuffati, sotto strati di stoffe dalle trame ortogonali, e cucite in base a modelli organizzati per genere e taglia.
si certo: cosa è naturale e cosa non lo è.. ..suppongo, però, che l’angolo retto prima di aver visto la luce del sole abbia visto quella dell’umana ragione, così come mi piace pensare alla maggior parte delle cose che ci circondano qui in occidente come ad astrazioni concretizzate. ora la stanchezza è troppa e, quasi a voler porgere delle scuse per questo esile commento, saluto con una citazione ben più solida:il 1° dogma fotografato qui sotto.
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