VISUAL GRAMMAR
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Ecco qua il remix di tutte le tracce di Visual Grammar l’ applicazione concerto che abbimo fatto per l’apertura del Sì.
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( il diario
www.teatrinoclandestino.org )
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Ecco qua il remix di tutte le tracce di Visual Grammar l’ applicazione concerto che abbimo fatto per l’apertura del Sì.
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COMUNE SPAZIO PROBLEMATICO
marzo 2010
all’interno del Parco dei Gessi sulle prime pendici collinari a sud-est di Bologna abbiamo fatto le riprese per un breve film con i contenuti di Comune Spazio Problematico. Questo breve film racconterà del processo di pensiero e creativo sull’immaginario nato durante la residenza a Shuto Orizari in Macedonia fino alla sua spettacolarizzazione.
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COMUNE SPAZIO PROBLEMATICO
“Comune Spazio Problematico è un’applicazione antidisciplinare, un’applicazione di pensieri prodotti dall’esperienza del viaggio, di quell’esperienza è l’estensione ad una forma assembleare di cui le parole sono lo strumento musicale, sono il suono dei concetti.
Questa ipotesi di assemblea ricerca un’alternativa all’ingabbiamento liberista che trasforma il desiderare l’appartenenza ad una vita felice in un’ovvietà per la quale è possibile limitare i diritti degli esseri umani di tutto il mondo.
Per questa rappresentazione l’esperienza personale è la miglior fonte di informazione per l’agire degli attori e per l’immaginazione scenotecnica ma della rappresentazione non ne è la verità costitutiva.”
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Ci stiamo preparando ad affrontare il 2010. Ready, Steady…
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E’ andata.
Data la prova generale, a mio parere, la prima non poteva andare meglio.
I ragazzi sistemano il palco per la replica di stasera e cercano di capire cosa si possa migliorare rispetto a ieri sera.
Dopo la prima l’importante è mantenere al massimo le motivazioni. Non c’è tempo nè spazio per rilassarsi. Per quello aspettiamo tutti domenica.
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Il pomeriggio è interamente dedicato alle prove sul palco. Ormai l’audio è quasi sistemato del tutto, Pietro lavora con gli attori, cercando di limare alcune scene. Scena per scena, si curano i dettagli.
Mancano 4 giorni alla prima, e si sente.
Tra un’ora, alle 22, il teatro chiude e andremo tutti a mangiare. Il nostro barbone aspetta questo momento da dopo pranzo. Chissà cos’ha organizzato la magica Viviana per questa sera.
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Lo spazio del Sì è stato completamente svuotato. Non c’è rimasto più nulla della struttura, il celeberrimo box nel quale si sono mossi per più di un mese i ragazzi. E’ stato interamente caricato in un furgone, trasportato e rimontato allo Storchi.
I ragazzi preparano il polistirolo, in pieno stile meno Roma più China, nei sotteranei del teatro. Giovanni e Francesca sistemano il palcoscenico. Pietro, appollaiato, sistema l’audio e si accanisce contro il suo mac. Oggi pomeriggio dovrebbero esserci le prove, le prime da quando siamo a Modena.
Data l’illimitata disponibilità di una connessione (e date le pressioni di Pietro) vi aggiornerò costanemente, più volte al giorno.
A più tardi!
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fiamma - lat. flamma(m)
1. lingua luminosa di gas in combustione, che si leva da ciò che arde;
(fig.) il riaccendersi di passioni o sentimenti sopiti o ritenuti estinti; anche, escogitare ogni espediente pur di riuscire nell’intento; ‘occhi di fiamma’ sguardo che esprime ira, sdegno;
2. colore rosso vivo;
3. ardore, forza, purezza (di un sentimento, di una fede);
4. la persona amata;
5. (arald.) figura di una o più fiamme sullo stemma;
6. (mar.) bandiera stretta e lunga con i colori nazionali portata in cima all’albero maestro dalle navi da guerra; (spec. pl.) mostrine a forma di fiamma sulla divisa di corpi o reparti militari; anche, i militari che le portano.
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Il tempo divoratore ci ricorda che siamo già in dirittura d’arrivo; sembra uno schiaffo in faccia ogni volta più forte a mano a mano che ci avviciniamo al debutto.
Ieri e oggi sono state, per noi attori, giornate dedicate completamente alla cura: taglio delle sagome bianche e limatura-intaglio delle creature.
Per quanto riguarda il taglio delle sagome bianche, ciò significa relazionarsi con 40 fogli di carta bianchi 100x150 con un lato resinato lucido e l’altro opaco e far fuoriscire da essi 180 quadrilateri di molte misure diverse.
Per limatura delle creature, qualcun altro potrebbe dire “lavorare sul personaggio”, termine veramente terribile, da vomitare. Io dico “creatura”, perchè non va mai ci si dimentica troppo spesso la parte più bella nell’incarnare un essere umano, ovvero la parte animale; e accostata ad essa, la parte terrena, quella della terra, degli oggetti, delle materie. Limare il ferro, scolpire il legno e la pietra, scavare e riempire il terriccio. Ka sta uscendo fuori da un unico blocco di marmo del quale solo io posseggo lo scalpello, e contemporaneamente sbudellato da un groviglio informe di viscere, muscoli e ossa del quale solo io conosco il ritmo del respiro.
< M >
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Sono le due e finalmente rientro a casa dopo una lunga giornata passata in teatro. Finalmente i costumi siamo riusciti a trovarli. Manca ancora qualche piccola elaborazione, ma ci siamo.
Oggi abbiamo lavorato sulla limatura di alcune scene e sul lavoro degli attori, domani faremo lo stesso.
La carica euforica dovuta al montaggio concluso si è spenta dopo la serata del sabato che credo abbia assorbito e scaricato molta emotività. Oggi quando sono entrato in teatro regnava un’atmosfera incerta, tesa, disorientata. Fortunatamente ero di buon umore e sono riuscito a dare al lavoro un senso.
Durante le prove ho sentito un poco alla volta che il gruppo si ricostituiva pezzettino per pezzettino però attorno ad un nucleo più duro e solido, la consapevolezza delle difficoltà di quest’arte si è sostituita al vagheggiamento leggero ed eccitante della creatività.
Ora è il momento cruciale per gli attori, è il momento dello sbudellamento. Ora devono entrare nell’involucro personaggio e dargli vita, una vita che dovrà riguardare tutti. Io posso aiutarli, ma credo abbiano sentito chiaramente che il grosso spetta a loro. Tutti sono usciti dal teatro a fine giornata, con atteggiamento compito e serio, senza fare rumore, e questo è un buon segno. Da oggi in avanti sarà meglio conservare le forze, le energie, tutte.
Mi domando ancora ogni giorno, quale sia il senso di fare tutto questo ed essendo che la risposta è sempre difficile, questo mi fa credere che si tratti di qualcosa di importante il cui significato non si disvela in un attimo ma attraverso il tempo.
Sto crollando, domani mattina faremo un sopralluogo al teatro storchi, e devo alzarmi presto.
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A due settimane dalla prima i ragazzi provano la prima filata. Impiegano quasi tutto il giorno a preparare i materiali, a controllare e ricontrollare che non manchi nulla. Nessuno dei presenti si sente molto fiducioso, sento ripetere: “massì, ci fermeremo dieci volte” o “non è una vera e propria filata”.
Infine il gruppo si deve ricredere. Pochissime, quasi nulle le interruzioni e dall’esterno un fortissimo riscontro. Nel complesso i ragazzi ci sono, ora si va sui dettagli, si parte con le limature. Pietro si sfrega le mani e aspetta domani.
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Oggi………….. incredibile………….afasia da emozione. L’ho visto, c’è, è nato!
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La guerra delle immagini è qualcosa che a lungo andare destabilizza le persone.
Muto, Ka, Cherubino e Fiamma si confrontano all’interno della scena cercando gesti istintivi. Un confronto che non lascia spazio alla pace dei sensi.
A fine giornata si prepara lo stage per una foto, ovviamente non una foto a caso. Un’immagine di cui Pietro parla dal primo giorno di prove. Gli scarti, il degrado e la violenza vengono messi in posa.
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Mi vedo scalare montagne fucsia, salire in quota e parlare fluorescente. Io ho a che fare con tutto questo.
Qualcuno mi sa dire se oltre alla visione, il fluo muta anche il modo di muoversi, di stare sulla scena, di respirare?
Io so solamente che l’immagine che costruiamo pian piano e che prende forma davanti ai nostri occhi (e a quelli del pubblico), non è una semplice immagine, ma è l’Immagine: l’Immagine per la quale la mia creatura e i suoi 3 amici non possono vivere senza, l’Immagine per la quale sudano, sgomitano, si sbattono, si incazzano. Essi si nutrono di essa.
Senza la costruzione di quell’Immagine, il mondo rimarrebbe quel misero acquario in cui qualcuno ci ha detto che è l’unico mondo in cui è possibile vivere. E invece NO!
Abbandonata l’etica, è l’azione ciò di cui (e per cui) vivo.
< M >
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